Quentin Tarantino

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Arriviamo subito al punto: Si elogia Tarantino come autore di culto (della nostra generazione, soprattutto), come un regista che ha saputo plasmare un genere cinematografico (il pulp), che ha saputo fare Cinema in maniera originale, divertente e innovativa. Tarantino in realtà, è altro. E ha altri meriti. Il pulp non l’ha inventato lui (lui lo [...]

17 gennaio 2011

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Arriviamo subito al punto: Si elogia Tarantino come autore di culto (della nostra generazione, soprattutto), come un regista che ha saputo plasmare un genere cinematografico (il pulp), che ha saputo fare Cinema in maniera originale, divertente e innovativa. Tarantino in realtà, è altro. E ha altri meriti. Il pulp non l’ha inventato lui (lui lo ha solo utilizzato meglio di tutti, lo ha fatto suo, tanto che oggi nessuno lo fa come lui, nemmeno minimamente, ma non lo ha inventato), così come non ha inventato la narrazione decostruita che va tanto di moda oggi e il suo Cinema punta molto più in alto di quello che si possa credere, è Cinema di contenuto, di spessore, di immensa classe. Da un punto di vista puramente tecnico, è uno dei più grandi di tutti, sa girare in un infinità di modi diversi, sa spaziare innumerevoli registri e li sa miscelare, li sa adattare al film, sa trovare i loro punti in comune. Praticamente sa plasmare il Cinema a sua volontà, e non sono in molti quelli che possono dire lo stesso. Poi usa la soundtrack come nessun altro su questo complicatissimo mondo, e questo è un dato di fatto, e non è poco, non è per niente poco, perchè saper far Cinema con la musica non è cosa per tutti. Altro suo grande punto di forza è il suo saper essere dentro al suo tempo. E’ il regista che più di ogni altro sa cogliere l’essenza del momento, sa sintetizzare la sottocultura in cui viviamo e la sa amplificare, dipingendo baroccamente i pregi (pochi) e i difetti di una società inconsistente ed esagerata, protratta verso il vuoto spinto ma abbagliata e abbagliante, eterea, galleggiante, consapevole di essere di passaggio e felice di esserlo. Tarantino non da giudizi morali, lui ci è dentro fino al collo. Ma è chiaramente consapevole, e quindi amplifica il nulla, lo gonfia, lo ritaglia, ci gioca e lo rende forma, lo sintetizza, lo codifica. E codificare il nulla non è una cosa da poco. Vuol dire anche criticarlo aspramente.
Poi viene il discorso sul Cinema. Il suo (di Cinema) è un Cinema per il Cinema:  Death Proof. Death Proof è un lavoro finissimo di rimandi cinematografici, di intreccio tra realtà e finzione, tra cinema e Cinema, tra citazioni sotterranee di grandi film e citazioni palesi di film fracassoni, è un film che parla di se stesso, che parla di Tarantino, che parla del Cinema in generale. E’ un film innamorato del Cinema, è molto romantico, molto ottimista, molto vivo e vitale. E quasi tutti i suoi film hanno queste caratteristiche (anche se Death proof è l’apice di questo suo ragionamento), il suo non è citazionismo e basta, il suo è un continuo plasmare l’arte a suo stesso servizio, è un saper modellare e rimpastare e citare e autocitare. E’ vivere il Cinema e farlo vivere. Ed è una cosa decisamente importante.

Scritto da Giuseppe

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