Politica e TV

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Nel commentare il cambiamento nella rappresentazione della politica in tv, Carlo Freccero, studioso e massmediologo, fa notare il passaggio, che è avvenuto con il nuovo governo, dallo show della politica, alla sobrietà che ricorda la tv in bianco e nero delle origini. Ma questa è solo la facciata. Il punto è il potere che ora [...]

18 dicembre 2011

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9362199fffc523e2 Politica e TV

Nel commentare il cambiamento nella rappresentazione della politica in tv, Carlo Freccero, studioso e massmediologo, fa notare il passaggio, che è avvenuto con il nuovo governo, dallo show della politica, alla sobrietà che ricorda la tv in bianco e nero delle origini. Ma questa è solo la facciata. Il punto è il potere che ora si manifesta così com’è, senza ricorrere a travestimenti: paillet e lustrini, scandali sessuali e gossip ne nascondevano l’essenza e le sue potenzialità, come la possibilità di convincere il pubblico che quella raccontata dagli schermi tv fosse l’unica realtà ‘vera’. Il governo, adesso, si presenta autorevole e competente, fa leva sul sapere e ci comunica che questo sapere gli appartiene. E’un gioco a carte scoperte. Al contrario, nel governo precedente, Berlusconi tendeva all’inclusione, cioè a confondersi con l’uomo qualunque, stimolando il processo di identificazione nello spettatore o spettatrice. Questo stile comunicativo aveva fatto presa non solo nella politica, creando consenso attorno alla sua persona, ma aveva colonizzato ambiti diversi: l’economia, la cultura, la vita sociale, divenendo esempio dell’Italia contemporanea e di fatto esercitando un potere enorme nel condizionare lo stile di vita e il modo di pensare di molti italiani. La tv del disimpegno era funzionale al governo precedente per mantenere il primato accentrato tutto sulla persona del premier. Lo spettatore era considerato esclusivamente nella veste di consumatore. Prospettando un mondo dei balocchi, in cui tutti sarebbero stati felici se avessero avuto beni materiali in abbondanza, lo stile comunicativo del governo precedente taceva sui meccanismi che avrebbero dovuto rendere possibile il benessere che propagandavano: salari adeguati, un’occupazione in linea con le aspettative di ciascuno e un’equa distribuzione della ricchezza. Non che ora la realtà sia cambiata, ma è cambiato il modo di raccontarla, cioè la politica fa vedere il vero volto di un sitema economico basato su un modo di concepire l’uguaglianza in termini teorici, ma che di fatto beneficia chi, nel libero mercato, parte avvantaggiato ed esclude la maggior parte delle persone. Adesso, fa notare Freccero il racconto della realtà è più complicato, dopo lo stordimento dell’epoca berlusconiana, bisogna riscrivere i codici, usare parole che abbiano un significato condiviso da tutti (dal ‘Fatto quotidiano’ di ieri). Ciò è difficile perché il racconto mediatico del reale, fatto dal governo uscente, ha contrib il legamuito a spezzare la corrispondenza tra i segni, le parole, le immagini e i simboli con il tangibile, creando un mondo che non esiste. Per dar voce e descrivere quello che esiste bisogna, appunto, ricreare un linguaggio, dei valori che rappresentino dei principi, primi su tutti quelli solidaristici, in cui si riconoscono le comunità umane per allevare le idee che le faranno crescere.

Manuela.

Scritto da Manuela

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