Fill the signin form and go to your private zone.
My Blueberry Nights-Wong Kar Wai
Romantico, delicato, vitale, ben scritto, ben diretto, il film e’ come un sogno ad occhi aperti, in cui non mancano momenti dolorosi, ma in cui la nota principale e’ serena e positiva. Non si puo’ neppure parlare di invito alla speranza, perche’ la gioia sembra essere davvero raggiungibile, se non pienamente raggiunta (e chi se [...]
18 gennaio 2011
Romantico, delicato, vitale, ben scritto, ben diretto, il film e’ come un sogno ad occhi aperti, in cui non mancano momenti dolorosi, ma in cui la nota principale e’ serena e positiva. Non si puo’ neppure parlare di invito alla speranza, perche’ la gioia sembra essere davvero raggiungibile, se non pienamente raggiunta (e chi se ne frega se qualche cinico indurito sghignazzera’… non si può sempre stare sempre a piangere sui mali del mondo). Senza dimenticare pero’ gli sconfitti che rimangono ai bordi della strada, suscitando la nostra simpatia. E forse Wong avrebbe potuto esplorare di piu’ le loro vite, ma in fondo va bene cosi’.
Il film e’ molto in linea (sia tematiche che stilistica) con le prove precedenti, oscillando tra momenti alla “in the mood of love” ed altri alla “Hong Kong Express” (il personaggio di Norah Jones si direbbe quasi una riedizione piu’ approfondita della cameriera di questo ultimo film). Ma Wong si adatta un po’ all’ambiente americano, lasciando un po’ del suo rigore orientale per una maggiore ‘speditezza’ hollywoodiana (che non è da considerarsi un difetto, in questo caso… e poi e’ ancora da vedere se sia dovuta a tagli di distribuzione). Senza contare che assume un punto di vista decisamente piu’ femminile, dando meno spazio ai personaggi maschili.
Le note dolenti. Spesso sembra quasi che Kar Wai si compiaccia di certe scene e di certe scelte di regia solo per motivi estetici. C’e’ un punto in cui sembra quasi abbia girato uno spot per una macchina. Esagera con trucchetti come il ralenti unito alla musica nei momenti di maggior tensione emotiva. Non sembra essere molto a suo agio con la societa’ americana, non riesce a dare l’idea dei grandi spazi, delle metropoli brulicanti, e spesso dipinge l’America con la claustrofobia della sua Hong Kong (non che ci sia necessariamente qualcosa di male, ma sarebbe piaciuto vederlo alle prese con ambienti diversi).
Bella colonna sonora (score di Ry Cooder, canzoni, tra gli altri, di Cat Power) utilizzata nello stesso modo ossessivo di Hong Kong Express. Canzoni come leitmotive legati a certi ambienti e personaggi.
In breve, non siamo all’altezza dei suoi capolavori, ma siamo davanti a un bel film. Fresco, piacevole, positivo, sorridente, anche se non troppo problematico.















Nessun commento
Aggiungi un commento