‘Mistero buffo’

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‘Il Mistero buffo’, nell’’umile versione pop’ di Paolo Rossi, dall’opera di Dario Fo del 1969, è una giullarata, un racconto della vita di Gesù, dei discepoli, di Maria e Giuseppe, tratti dai Vangeli apocrifi e dai racconti popolari. Fa riferimento ai racconti di cantastorie e giullari medioevali che beffavano i potenti, e quindi anche il [...]

24 ottobre 2011

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paolo rossi mistero buffo Mistero buffo ‘Il Mistero buffo’, nell’’umile versione pop’ di Paolo Rossi, dall’opera di Dario Fo del 1969, è una giullarata, un racconto della vita di Gesù, dei discepoli, di Maria e Giuseppe, tratti dai Vangeli apocrifi e dai racconti popolari. Fa riferimento ai racconti di cantastorie e giullari medioevali che beffavano i potenti, e quindi anche il clero, attraverso delle messinscene satiriche e demistificatorie di ciò che la cultura ufficiale celebrava solennemente, perciò si chiama Mistero buffo, poiché riguarda i Misteri interpretati secondo la cultura popolare. Il lingua utilizzata è il grammelot, una sorta di esperanto. La gestualità, il canto e la poesia avevano e hanno la massima importanza e i giullari, che si esibivano in posti diversi, li utilizzavano per farsi capire da tutti. Per esempio, nella divertenitissima versione pop di Paolo Rossi, regia di Carolina De La Calle Casanova e musiche di Emanuele Dell’Aquila, Gesù non può vedere i ricchi, i quali devono uscire di sera, tutti ingioiellati per sfuggirgli. Ma il Figlio di Dio li aspetta dietro l’angolo per fargli l’agguato, scatena il ragazzaccio, un po’ classista, che è in lui: ‘Lancio dell’aureola spaziale’, e con la mimica di un supereroe annienta i riccastri. Oppure, il povero San Giuseppe, padre ‘putativo’, appellativo che lo faceva rosicare come pochi, interroga il figlio: ‘Senti un po’, ieri notte sei stato al cimitero a giocare con i tuoi amici?’. ‘Si, papà’, risponde il discolo Gesù che è anche apprendista stregone. ‘Ecco perché oggi il paese è pieno di zombie!’, dice San Giuseppe rimproverandolo. ‘Scusa, papà (putativo) non sono ancora bravo’, ribatte il Figlio di Dio-Harry Potter. La rappresentazione della Passione è affidata a Lucia Vasini. La Madonna, piena di rabbia e sofferenza, cerca di raggiungere Gesù arrampicandosi su una scala, il centurione le ordina di andarsene. Commuovono i sentimenti umani di una donna che dice: ‘Mi chiamano Beata, ma hanno ucciso mio figlio sulla croce’. Nessun altro commento, è da vedere. Si parla di sopraffazione e prepotenze da parte dei potenti di tutti i tempi nei confronti dei deboli, definiti tali dagli stessi potenti e per loro comodo. Al Teatro Vittoria a Roma fino al 13 novembre.

Manuela.

Scritto da Manuela

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