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‘La vittima oscurata dallo show’
‘La vittima oscurata dallo show’ è il titolo dell’articolo di Natalia Aspesi pubblicato dal quotidiano ‘La Repubblica’. La notizia riguarda l’assoluzione in appello dall’accusa dell’omicidio di Meredith Kercher per Amanda Knox e Raffaele Sollecito. “Se per Amanda Knox e Raffaele e per i loro genitori, e per le inconsolabili madri e sorella di Meredith, che [...]
4 ottobre 2011
‘La vittima oscurata dallo show’ è il titolo dell’articolo di Natalia Aspesi pubblicato dal quotidiano ‘La Repubblica’. La notizia riguarda l’assoluzione in appello dall’accusa dell’omicidio di Meredith Kercher per Amanda Knox e Raffaele Sollecito. “Se per Amanda Knox e Raffaele e per i loro genitori, e per le inconsolabili madri e sorella di Meredith, che si sentono abbandonate, la sentenza d’appello ha deciso secondo giustizia delle loro vite macchiate dal dolore, per milioni di curiosi, per l’esercito affamato d’informazione, per i colpevolisti e gli innocentisti, finisce semplicemente una delle tante storie di sangue che la gente segue con gelida ferale passione. E’ come se si fosse arrivati alla fine di uno dei brillanti film per adolescenti come Twilight, i cui protagonisti sono giovani, belli e imperscrutabili, innocenti e colpevoli allo stesso tempo, ma mai condannabili perché ci sarà certamente un sequel. E per esempio su questo lungo giorno spettacolare, in diretta in tutto il mondo, la corrispondente in Italia del settimanale americano Newsweek, ha giudicato da cinecritico i due accusati, come fossero attori: ‘Sollecito privo di spontaneità, Knox molto meglio’”. Sull’omicidio di Meredith Kercher si è concentrato l’interesse di mezzo mondo diviso in innocentisti e colpevolisti. “Dal momento della condanna in primo grado due anni fa, a 26 anni (Amanda) e a 25 (Raffaele), il fragore internazionale non attorno al corpo straziato della studentessa Meredith, ma alle belle facce sorridenti della coppia funesta, angelica, satanica, buonissima, colpevole, innocente, ha creato il solito caos che distoglie dalla realtà per far precipitare ogni evento tragico nella fiction più televisiva, cioè più banale, affinchè sia fatta non giustizia, ma una giustizia che assecondi il pensiero popolare. Travisamenti, invenzioni, insinuazioni, esperti massimamente chiacchieroni, e soprattutto la cancellazione dell’immagine e della memoria di una ragazza di 22 anni, che oggi ne avrebbe 26 se la sua vita non fosse stata spezzata […]. In questi torvi noir della realtà ricostruiti dalla ferocia popolare, la vittima non è interessante, non la puoi vedere in un talk show; contano invece i vivi, i sospettati, gli accusati, i colpevoli condannati che poi si dimostrano innocenti e vengono liberati. Meredith è rimasta di nuovo sola, nel cuore di chi la piange disperatamente e bisognerà prima o poi trovare i suoi veri assassini, il nero Rudy in galera non basta”. Abbiamo citato un fatto di cronaca nera nella sezione cinema e tv non per sminuirne la gravità, ovvio. Ma proprio per mettere in luce lo show creato intorno all’accaduto dalla ‘ferocia popolare’ e dai media. Già come al circo, dove la gente si assiepa per seguire lo show: le lacrime, la gioia, le sofferenze altrui di cui non è mai sazia e fruga morbosamente nei fatti più intimi, da cannibale. Chi ha avuto o ha la sorte avversa (non come nel caso di Meredith), ma ha potuto accorgersi del modo in cui si manifesta la ‘ferocia popolare’ che ti va a indagare come eri a 10 anni, cosa hai fatto e cosa hai detto, si sarà anche accorto di molte altre cose. L’espressione che hai, se ridi o se sei corrucciato è al vaglio giornaliero, come se, come uno si sente, fosse un fatto che li riguarda. Vogliono vedere delle disgrazie? Guardino la loro vita. Vogliono vedere piangere? Si mettano davanti allo specchio. Vogliono vedere ridere? Lo stesso. Così, però, non possono cambiare canale.
Manuela.













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