Intervista a Martin Scorsese direttamente dal Festival del Cinema di Roma

Martin ed Helene Scorsese
©sgp

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Il Festival di Roma festeggia i 50 anni della Dolce vita e il cerimoniere è il regista italoamericano Martin Scorsese, che non era andato a Venezia per accompagnare il suo documentario su Kazan (Letter to Eliah), ed è arrivato nella capitale per presentare il suo restaurato capolavoro di Federico Fellini (proiettato sabato alle 18 in [...]

1 novembre 2010

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Il Festival di Roma festeggia i 50 anni della Dolce vita e il cerimoniere è il regista italoamericano Martin Scorsese, che non era andato a Venezia per accompagnare il suo documentario su Kazan (Letter to Eliah), ed è arrivato nella capitale per presentare il suo restaurato capolavoro di Federico Fellini (proiettato sabato alle 18 in Sala Petrassi, Auditorium). Il restauro è stato finanziato in parte dalla sua Film Foundation e messo a punto dalla Cineteca di Bologna in associazione con Gucci, Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, Pathe’, Fondation Jerome Seydoux-Pathe’, Medusa, Paramount Pictures e Cinecitta’ Luce.

Ecco le parole del regista: “Nella mia mente la storia del cinema si divide in due: prima de La dolce vita e dopo. Questo film ha rotto tutte le regole della narrazione. Era una novità. Negli anni ’60 c’erano stati dei cambiamenti, veniva abolita la censura, si potevano fare film più onesti. Fino ad allora il cinema di successo era stato quello epico, spettacolare, alla Ben Hur. Fino alla Dolce vita appunto: era la prima volta che un film di livello, intelligente, maturo, d’intensità morale come quello aveva nello stesso tempo un richiamo di pubblico così eccezionale”. Continua Scorsese “L’aggettivo felliniano nasce allora. Come Raffaello, Michelangelo o Caravaggio avevano un loro modo di dipingere, vedendo La dolce vita si intuiva cos’era felliniano: Luci, ombre, nessuna trama. Rifletteva la vita per com’era. Da allora non avrebbe più raccontato una storia lineare ma dipinto murales, affreschi. La storia sarebbe rimasta legata al personaggio, alle atmosfera, all’occhio e alla pettinatura di qualcuno. Un procedimento che avrebbe approfondito col tempo fino a diventare estremo, fellinesque”.

Che influenza ha avuto Fellini nella cinematografia di Scorsese? Scopriamolo dalla voce dello stesso regista: “Profonda. Ma non saprei spiegarla a parole. L’influenza non ha a che fare con la citazione, ma è qualcosa di molto più sfuggente e profondo”. Del cinema italiano attuale sono un osservatore interessato. Ultimamente mi sono sentito incoraggiato da film recenti come Gomorra, i film di marra e Io sono l’amore di Luca Guadagnino. E mi hanno anche ispirato. E’ una nuova generazione, diverso il loro modo di vedere il mondo. Stanno sviluppando un nuovo stile. Continuerò a seguire il cinema italiano con attenzione”.

Ricordiamo che dopo il festival romano, La dolce vita tornerà in 12 sale italiane distribuito da Medusa. L’ad del marchio italiano, Giampaolo Letta, dice a proposito: “Due giorni in ciascuna delle sale e a proiezione gratuita. Vogliamo che i giovani tornino a vedere questo capolavoro su grande schermo”.

Scritto da CineandTv

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