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‘Faust’
‘Faust’ è il film di Alexander Sokurov, vincitore del Leone d’Oro al Festival di Venezia, liberamente tratto dall’opera di Goethe. Il regista chiude la tetralogia dedicata al potere e composta da tre biografie, di Hitler (Moloch), Lenin (Taurus) e dell’imperatore Hirohito (Il sole), con un personaggio letterario che rappresenta il nostro vivere quotidiano. Faust di [...]
31 ottobre 2011
‘Faust’ è il film di Alexander Sokurov, vincitore del Leone d’Oro al Festival di Venezia, liberamente tratto dall’opera di Goethe. Il regista chiude la tetralogia dedicata al potere e composta da tre biografie, di Hitler (Moloch), Lenin (Taurus) e dell’imperatore Hirohito (Il sole), con un personaggio letterario che rappresenta il nostro vivere quotidiano. Faust di Sokurov è un uomo come tanti. L’osservazione dei comportamenti dell’umanità, messi in scena dal regista, irriterebbe l’alieno che arriva dallo spazio. Troppo stupidi, i personaggi si urtano tra loro, litigano per motivi incomprensibili, agiscono la loro disperazione senza dargli nome. Si affannano per procurarsi cibo, denaro. Qui satana è un ‘povero diavolo’ e fa l’usuraio, sembra impotente davanti alla stoltezza degli uomini. Ha anche una spasimante (Hanna Schygulla). E l’anima non ha più un valore. Infatti, il problema non è più vendersi, ma trovare qualcuno che stimi la propria anima, come ha fatto notare la critica a proposito del film (da ‘la Repubblica’ del 27 ottobre). Le categorie del bene e del male non valgono nulla. Non vale Dio nè Satana (infatti, solo lui crede nell’Altissimo). Faust fa parte di quell’umanità che brulica nella zona intermedia, come gli ignavi. Quegli individui, incapaci di resistere agli istinti più semplici ed egoistici, sono le anonime moltitudini su cui poggia il potere di regimi e dittature. Il senso della tetralogia del potere è nella frase di Goethe: “Le persone infelici sono pericolose”. L’infelicità è quella dei molti, e di Faust (Johannes Zeller) che stringe un patto con Mefistofele (Anton Adasinskiy), per un po’ di denaro e una notte d’amore con la bella Margherita. Viene da pensare al potere economico e politico che gestisce le sorti di intere popolazioni anche attraverso la loro infelicità. Alla fine del film l’effetto è soprendente: ci si sente felici per essere vivi. Mettendo in scena tanta negazione della vita si ottiene la sua celebrazione.
Manuela.














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