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Comunicazione, media e politica.
La comunicazione implica il mezzo attraverso il quale un messaggio viene trasmesso a uno o più destinatari e, nella nostra epoca, è uno dei fenomeni più rilevanti, soprattutto a livello sociale poiché il processo di comunicazione è una delle basi su cui poggia il processo di socializzazione che permette all’individuo di relazionarsi con gli altri. [...]
22 ottobre 2011
La comunicazione implica il mezzo attraverso il quale un messaggio viene trasmesso a uno o più destinatari e, nella nostra epoca, è uno dei fenomeni più rilevanti, soprattutto a livello sociale poiché il processo di comunicazione è una delle basi su cui poggia il processo di socializzazione che permette all’individuo di relazionarsi con gli altri. I processi comunicativi sono importanti perché contribuiscono a creare dei valori, orientamenti e modi di pensare condivisi, per questo la comunicazione ha un ruolo preponderante nella società contemporanea. Sul modo in cui i media influenzano la cultura di massa hanno iniziato a parlare nel secolo scorso i teorici, intellettuali e studiosi/e. Non vogliamo inoltrarci in una strada così impervia. In generale possiamo dire che i media influenzano la cultura ma ne sono anche influenzati, cioè rispecchiano ciò che già c’è nella realtà, esaltando o banalizzando alcuni aspetti, spesso per motivi commerciali. Tra i fattori che caratterizzano le trasformazioni avvenute nella società italiana nel dopoguerra, un ruolo importante l’ha avuto la tv. Da una parte c’è stata una forte tendenza all’omologazione da parte dei media, dall’altra la spinta all’ammodernamento da parte dei movimenti giovanili rappresentanti della controcultura. Una società in cambiamento: in quegli anni cambia il modo di vivere e di pensare. Dopo la repressione dei movimenti del ’68 ci sarà un ritorno ai ‘valori del passato’, ma il boom economico ha fortemente influito sugli stili di vita degli italiani. Sarà impossibile un vero ritorno ai valori del passato, di un mondo rurale e contadino. Dal cibo ai consumi di beni superflui i ceti sociali tendono a dileguare le differenze che li contraddistinguono per omologarsi al modello proposto: da cittadino/a responsabile nella nuova Repubblica italiana a consumatore. Stili di vita, comportamenti e modi di pensare omologati e veicolati dai media, dalla pubblicità coprono falsamente le differenze tra gruppi sociali per nascondere le disuguaglianze, dando l’illusione che siamo e dobbiamo essere ‘tutti uguali’, non perché abbiamo tutti gli stessi diritti e doveri, ma perché siamo obbligati a conformarci per dare il nostro consenso al potere (economico, politico) senza protestare. Ultimamente si sente spesso pronunciare la parola ‘responsabilità’. Bisognerebbe chiedersi che significato abbia questo vocabolo per chi lo usa in ambito politico. E’ per farsi belli, poiché nobilita? E’ l’ennesima dimostrazione che alcuni connazionali sono pronti a esaltarsi per un individuo che sale sul podio e parla? Parlare e comunicare possono avere varie finalità, per esprimersi, mantenendo una certa logica e correttezza, per manipolare o per provocare. Ma davanti a certi fatti viene da chiedersi perché. Perché dopo un illustre passato, gli italiani vanno in visibilio per persone che ricordano Cetto La Qualunque, il personaggio creato da Antonio Albanese?. Come se la rinascita nel dopoguerra ce l’avessero regalata e non l’avessimo conquistata con il lavoro e la fatica. Forse, sta a noi resettare le esperienze e crescere o decrescere felicemente, e comprendere che i diritti e di doveri di ognuno, la piena realizzazione della persona, il bene collettivo possono essere i criteri per stabilire responsabilmente cosa aspettarci da noi stessi e da chi ci governa.
Manuela.













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