Cinema: Giuseppe Piccioni, Nel Cinema Visione Del Mondo e Delle Persone

Roma, 1 apr. (Adnkronos/Cinematografo.it) - “Non parlo di me come autore, ma ho scelto quella strada stretta che passa tra l’arte e il prodotto industriale”. Cosi’ Giuseppe Piccioni (‘Giulia non esce la sera’, ‘La vita che vorrei’, ‘Fuori dal mondo’) ha presentato il suo lavoro di regista agli studenti del corso di Semiologia del Cinema [...]

2 aprile 2009

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Roma, 1 apr. (Adnkronos/Cinematografo.it) - “Non parlo di me come autore, ma ho scelto quella strada stretta che passa tra l’arte e il prodotto industriale”. Cosi’ Giuseppe Piccioni (‘Giulia non esce la sera’, ‘La vita che vorrei’, ‘Fuori dal mondo’) ha presentato il suo lavoro di regista agli studenti del corso di Semiologia del Cinema e degli Audiovisivi, tenuto all’Universita’ Luiss di Roma dal Prof. Dario E. Vigano’, Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo.

Una lezione tenuta con sincerita’ e trasporto da un filmmaker da sempre impegnato in una ricerca che concede poco al commerciale: “Il cinema d’autore non deve essere autoreferenziale ma cio’ non significa abdicare a una visione del mondo e delle persone. Quando manca questo elemento, nei film si avverte qualcosa di meccanico”. La ripetizione e lo stereotipo sono la prima insidia da superare nel lavoro di sceneggiatura, insieme a quella di “scegliere i personaggi e costruirli in modo tale da non identificarli solo con la loro professione”. Dopodiche’, il film “non e’ altro che un avvicinarsi al diventare carne e sangue”, a prendere vita tramite la fisicita’ degli attori e del set.

Tante le curiosita’ degli studenti, sulla fase di scrittura e di montaggio, sul come disegnare una personalita’ e su come dare espressione compiuta a concetti e sentimenti. La vera chiave del mestiere di regista, spiega pero’ Piccioni e’ “saper compiere delle scelte. Dirigere il lavoro di tutti in modo che le varie decisioni vadano tutte in una certa direzione”, evitando sempre “il gia’ fatto, il didascalico e il prevedibile”. In una societa’ in cui “le immagini sono prigioniere di un linguaggio troppo veloce”, il cinema ha infatti la capacita’, e forse il compito, di creare spazi in cui recuperare l’immaginazione e il pensiero, come la piscina al centro di ‘Giulia non esce la sera’: “Una terra di nessuno, dove un uomo e una donna possono riconoscersi come tali e amarsi”, riscoprendo magari – al pari del protagonista – “l’incantesimo della realta’”.

Scritto da CineandTv

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