Alcuni effetti della comunicazione di massa.

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Adorno e Horkheimer Un articolo pubblicato, ieri, dal quotidiano ‘La Repubblica’ anticipa la prossima pubblicazione su ‘MicroMega’ un testo inedito di Theodor W. Adorno (1903-1969) che, insieme con Max Horkheimer (1895-1973), ha fondato la Scuola di Francoforte, la quale ha sviluppato una teoria critica sugli apparati delle comunicazioni di massa, coniando l’espressione ‘industria culturale’, con [...]

22 luglio 2011

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baa79fdb30d328ce Alcuni effetti della comunicazione di massa.Adorno e Horkheimer

Un articolo pubblicato, ieri, dal quotidiano ‘La Repubblica’ anticipa la prossima pubblicazione su ‘MicroMega’ un testo inedito di Theodor W. Adorno (1903-1969) che, insieme con Max Horkheimer (1895-1973), ha fondato la Scuola di Francoforte, la quale ha sviluppato una teoria critica sugli apparati delle comunicazioni di massa, coniando l’espressione ‘industria culturale’, con l’idea che questi meccanismi al servizio del potere economico e politico producano degli effetti profondi e omogenei sull’insieme del pubblico. L’anticipazione, pubblicata sul quotidiano, mette in luce alcuni stereotipi, emersi all’attenzione dello studioso guardando alcuni sceneggiati americani. Particolarmente diffuso, infatti, “è lo stereotipo che ritrae l’artista come un totale inetto, uno che non sa come affrontare la vita […]. L’astuta cultura moderna glorifica l’uomo forte, la sua idea di uomo d’azione, e lascia intendere di fatto che gli artisti siano, di fatto, omosessuali”. Secondo uno degli schemi preferiti dall’industria culturale, che inverte spesso i ruoli di genere, per rafforzarli nella realtà,  nelle rappresentazioni televisive viene contrapposto al ragazzo timido, introverso e, dunque artista, una ragazza disinibita. Lo scopo è anche quello di distruggere quella figura di intellettuale che la stessa industria culturale ha creato. “Opportunità dopo opportunità questo schema contribuisce al clima di anti intellettualismo internazionalmente diffuso. Ma la distorsione del vero, la manipolazione ideologica, non si limita all’ambito dell’innocua irresponsabilità o del raffinato cinismo. La malattia non è nella malizia del singolo, bensì nel sistema complessivo. Per questo motivo essa corrode anche ciò che, per quanto è concesso, si pone più alte ambizioni e mira alla rispettabilità”. Oppure un altro stereotipo è quello dell’eroina che abbandona il successo e ‘sceglie’ l’amore, il tutto condito con un surplus di sentimentalismo. Insomma, tutto ‘normale’, tutti omologati, tutto a posto?. Mica tanto!

Manuela.

Scritto da Manuela

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