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Al cinema l’ultimo di Pupi Avati, “Gli amici del bar Margherita”
Troviamo al cinema l’ultimo film scritto e diretto da Pupi Avati,“Gli amici del bar Margherita”,ambientato nella splendida Bologna nella meta’ del secolo scorso,con un ottimo cast, Luigi Lo Cascio, Neri Marcorè, Luisa Ranieri, Pierpaolo Zizzi,Diego Abatantuono, Laura Chiatti, Fabio De Luigi,Katia Ricciarelli e musiche di uno dei Bolognesi piu’ conosciuti,Lucio Dalla. Il film ruota intorno [...]
6 aprile 2009
Troviamo al cinema l’ultimo film scritto e diretto da Pupi Avati,“Gli amici del bar Margherita”,ambientato nella splendida Bologna nella meta’ del secolo scorso,con un ottimo cast, Luigi Lo Cascio, Neri Marcorè, Luisa Ranieri, Pierpaolo Zizzi,Diego Abatantuono, Laura Chiatti, Fabio De Luigi,Katia Ricciarelli e musiche di uno dei Bolognesi piu’ conosciuti,Lucio Dalla.
Il film ruota intorno ad un Bar,con i suoi personaggi e le sue storie,e alla figura di un ragazzo che sogna di diventare un frequentatore del mitico bar Margherita,che guarda tutti i giorni vivendoci di fronte,e si accaparra la simpatia e la protezione del personaggio piu’ misterioso della zona,naturalmente Diego Abatantuono,grazie a lui,Taddeo (il ragazzo interpretato dal giovane Pierpaolo Zizzi) riuscira’ ad essere considerato uno del bar.
Pupi Avati dice
“Questo film deriva da una necessità di raccontare la mia città ancora una volta al passato ma attraverso una luminosità ed una gioiosità dell’insieme che contraddicessero totalmente il clima struggente e doloroso del mio film precedente, Il papà di Giovanna.
“Riandando indietro anche solo di una cinquantina di anni ho ritrovato nella Bologna degli anni ’50, soprattutto nella cultura dei bar, un atteggiamento nell’interpretazione della vita da parte dei giovani di allora che oggi sarebbe considerato arcaico e deplorevole. Nel bar Margherita di via Saragozza – come io verificavo quotidianamente trovandosi dirimpetto a casa mia – i ragazzi di allora investivano la loro creatività nel più assoluto disimpegno e nel totale disinteresse degli adulti verso di loro.”
” Ho messo insieme così una serie di suggestioni, che non riguardano solo me, ma un momento del Paese in cui le adolescenze erano spensierate e sperperate con disinvoltura e lo stupire e il divertire gli altri era un modo per dare senso alla vita”.
Diego Abatantuono conlude: “L’epoca che raccontiamo nel film è precedente alla mia, ma la sostanza dei valori è quella: i bar in passato rappresentavano per tantepersone una sorta di seconda casa, nascevano dei rapporti paralleli, quasi integrativi e compensativi rispetto a quelli che si avevano con i genitori e i fratelli maggiori, esisteva un’etica destinata a scomparire nel tempo perché si giocava un po’ tutti alla pari”.













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